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massimobrugnone.it

ottobre 18, 2011

Ho deciso di fare il passo. Non ho mai amato l’idea di avere un “massimobrugnone.it”, come se avere un sito proprio, piuttosto che un blog su altro supporto, segni un chissà quale fondamentale passaggio.

Questa volta ho semplicemente preso la decisione di farlo mio. Voglio uno spazio tutto mio sul mondo infinito del web.

Benvenuta primavera. Massimo Brugnone è on line.

Commissione antimafia a Milano? Cittadini e politica a confronto

settembre 9, 2011

Milano – Vogue Fashion’s Night Out. È stracolma la capitale della moda nella sua serata più In dell’estate, dove le migliori vetrine del famoso quadrilatero si aprono anche la sera. Tardo nell’entrare in quella porticina che in San Babila si lascia alle spalle la musica, i cocktail, i vestiti, per entrare nel mondo della Casa della Cultura, dove si sta svolgendo una conferenza organizzata da Stampo Antimafioso, Le Girandole e Qui Milano Libera. Tema della serata: “Quale commissione antimafia a Milano?”. La sala, colma, fa invidia alle strade della città.

Fare proposte al GIP (Gruppo di idee e progetti antimafia) del PD, sviluppare un’analisi del rischio delle aziende collegate al comune, elaborare un codice di autoregolamentazione per i partiti, audire professionisti che hanno avuto rapporti con la mafia (es. Pietro Pirello). Un elenco delle possibili funzioni della così detta Commissione Antimafia quello che stava stilando David Gentili al mio ingresso. Solo dopo scoprirò che, prima del mio arrivo, il Presidente del coordinamento antimafia amministratori del PD per la provincia di Milano aveva sostenuto l’idea di una Commissione Antimafia composta da soli consiglieri comunali, non aperta a persone esterne.

Commissione Smuraglia. È replicare la passata ed efficace Commissione Antimafia l’idea di Nando Dalla Chiesa che ne fece parte in qualità di sociologo. Non usa mezzi termini il Professore che denuncia il Consiglio comunale intero di mancata sensibilità istituzionale nel decidere modi e tipi di Commissioni possibili. I nodi chiave sono chiari. «La Commissione deve essere competente e compito dei politici è offrire lo strumento migliore possibile». Il concetto espresso è semplice: non si può pretendere che la mafia venga combattuta, anzi meglio, ostacolata, da chi non la capisce. «Le tensioni politiche non devono condizionare l’accertamento della verità». Troppo spesso, anche in Commissione parlamentare antimafia, le delibere di tali organi sono solo scambi politici, mentre la verità non può e non deve essere condizionata dalla paura. «Un Comitato d’indagine e non una commissione d’inchiesta». È pacifico che un comune non può avere gli stessi poteri di una Commissione parlamentare. Quest’organo deve poter indagare ed infine relazionare agli altri organi preposti i propri risultati. E come si può pretendere che una commissione formata da soli consiglieri comunali possa efficacemente contrastare le mafie presenti a Milano quando, ancora oggi, il Consiglio comunale stesso non si è ancora espresso sul problema della corruzione politica che sta investendo proprio il capoluogo lombardo? “Una pagina nera nella storia della città di Milano” quella che secondo Nando Dalla Chiesa verrebbe scritta con una commissione chiusa a membri esterni. Ancora più nera perché il Consiglio comunale «non se ne rende nemmeno conto».

Concreto l’intervento di Basilio Rizzo, tanto concreto quanto sconcertante. «Sappiamo che una Commissione Antimafia sul modello Smuraglia non passerebbe, perché alcuni membri della stessa maggioranza non la voterebbero». Il Presidente del Consiglio Comunale propone una via di mezzo, una commissione suddivisa in due livelli: il primo formato da consiglieri comunali, eletti dal consiglio stesso; il secondo un comitato tecnico scientifico dotato di libertà di lavoro e nominato con delibera del consiglio comunale. Uno sbilanciamento sui nomi: «David Gentili Presidente della commissione; Nando Dalla Chiesa e Gherardo Colombo membri. Diversamente sarebbe come ammettere di non volerla».

Gli animi si scaldano quando la parola passa alla platea. Cittadini evidentemente delusi da un’amministrazione di centro-sinistra che non riesce a trovare un accordo concreto su un tema tanto delicato quanto urgente ed importante. Aberrante sentir prender parola una consigliera comunale che si rifiutava di presentarsi, ma tranquillizzava i presenti: «non sono del PD». Anna Scavuzzo, capogruppo di “Milano civica per Pisapia Sindaco”, fa notare che comunque tale commissione non è stata inserita fra le 17 permanenti già deliberate dal Consiglio, quindi è evidente che la maggioranza si sta interrogando sul da farsi, ma ammette di essere una parte di quella maggioranza che rifiuta l’idea di una Commissione Smuraglia.

La Casa della cultura si trasforma in un vero e proprio luogo di incontro/scontro fra la politica e la città. David Gentili rimane della propria posizione, «il Consiglio comunale deve riuscire a combattere la mafia con le persone che sono state elette – ed aggiunge – se c’è bisogno della competenza di esperti è giusto che abbiano un ruolo guida, ma come gruppo di persone competenti che affianchi la giunta. Un consiglio comunale non può dichiararsi incompetente». Una promessa quella di non firmare una delibera che riproponga una Commissione Smuraglia ed un’apertura su un altro tema affrontato durante la serata: «Io al PDL la vicepresidenza la darei».

«Il primo obiettivo è: ma la mafia cosa teme di più?» La conclusione è di Nando Dalla Chiesa che ricorda i tempi in cui Falcone veniva attaccato perché con le sue indagini rovinava l’economia Palermitana: «“in alto” si è detto che se ci sono gli esterni può saltare anche l’Expo».

Molte le parole, pochi ancora i fatti. Il Sindaco Pisapia pochi giorni fa prometteva l’istituzione di una Commissione antimafia nel giro di un mese. Non deve essere una discussione incentrata su un nome per chi debba ricoprire l’incarico di Presidente e nemmeno di una spartizione di poltrone che maggioranza e opposizione possano mettere in atto per ripulirsi la faccia. La questione è seria e la risposta si trova nella competenza, nella trasparenza e nella ricerca della verità. Un’amministrazione, di qualsiasi colore, alla guida di una città come Milano, non può permettersi incertezze: non può essere un regolamento, un cavillo o un principio testardo a bloccare il sacrosanto diritto dei cittadini di essere tutelati e difesi dalle organizzazioni criminali. Sono convinto che il Consiglio comunale debba esser parte di tale organo e debba trovare i propri rappresentanti, ma non possa permettersi di chiudersi totalmente. Non fosse altro per un paragone semplice: anche i giudici togati in Corte d’Assise, per le decisioni più importanti, si fanno affiancare dai c.d. giudici popolari, presenti in maggioranza. La lotta alla mafia è una decisione importante ed i “politici eletti” debbono avere l’umiltà di farsi affiancare dai “politici popolari”. Giudico quindi buona la proposta di Basilio Rizzo: se è vero come è vero che una Commissione Smuraglia non passerebbe, allora bisogna comunque puntare verso l’obiettivo senza fermarsi su sterili polemiche. Ben venga una commissione su due livelli che permetta un lavoro autonomo ad esterni attraverso un comitato tecnico-scientifico, fermo restando che il Presidente della commissione sia interno al Consiglio comunale perché, comunque, la Politica non deve svuotare sè stessa della rappresentanza Istituzionale che i cittadini gli hanno dato.

Un ringraziamento ai ragazzi di Stampo Antimafioso che hanno organizzato la serata e hanno saputo darne il giusto tono e risalto. Un ringraziamento particolare ad Edda Boletti, Presidente de “Le Girandole” che ancora riesce a trasmettere la propria energia. Un ultimo ringraziamento a Qui Milano Libera che (almeno a Milano) sembra aver abbandonato il solo “metodo urlatore”, ma si sta impegnando per costruire le basi, passando dalla protesta alla proposta.

Massimo Brugnone

La speranza contro la mafia? Ammazzateci Tutti

settembre 5, 2011

Fonte: www.varesenews.it

Un documento di Wikileaks svela le opinioni del console americano Patrick Truhn sulla mafia: bocciata la politica, si salva invece l’associazione fondata da Aldo Pecora, molto attiva anche in Lombardia

Nella nuova infornata di cablogrammi riservati del governo americano pubblicati da Wikileaks, il celebre sito di Julian Assange, si parla molto di Italia e dei problemi del nostro paese. In uno dei 2970 dispacci provenienti dalle sedi diplomatiche italiane, il console americano a Napoli, J. Patrick Truhn, si lancia in una analisi del fenomeno mafioso nelle regioni del sud. E’ il 6 aprile 2008, Truhn è appena tornato a Napoli dopo un viaggio in meridione e il suo commento è perentorio: “I politici non sono in grado di combattere la mafia”. Scrive il console: “La criminalità organizzata è, per il Sud Italia, uno dei più grossi ostacoli alla crescita economica ed alla stabilità politica; nonostante questo i politici italiani, per varie ragioni, sono incapaci se non riluttanti a fronteggiarla in maniera valida“. Una bocciatura che porta il console ad affermare che “è difficile visitare la Calabria e non diventare pessimisti” per poi rilanciare che “se non fosse parte dell’Italia, la Calabria sarebbe uno Stato fallito”.

Ma se le alte sfere del potere vengono bocciate senza appello dal console, un barlume di speranza nel suo report c’è. Una speranza che si chiama Nicola Gratteri, attuale procuratore aggiunto presso il tribunale di Reggio Calabria, e che comprende anche l’associazione di Aldo Pecora, Ammazzateci tutti. “Persone come Gratteri e i nostri contatti in Ammazzateci Tutti -dice Truhn- ispirano la speranza che le persone oneste possano fare la differenza”. Nel cable 12958 il console racconta di un suo colloquio con Pecora il quale gli avrebbe certificato la continua crescita del suo gruppo di giovani. Truhn sente anche di dover rendere noti ai suoi superiori i problemi che ha l’associazione nel “trovare organizzatori locali” in terra di mafia e si stupisce positivamente del fatto che “in una città della Puglia la rappresentante dell’associazione è una quindicenne”.

Ed è inevitabile la soddisfazione dei membri di Ammazzateci Tutti. Massimo Brugnone, il responsabile per la Lombardia del gruppo, considera le parole del console come “la conferma che il metodo che abbiamo iniziato ad utilizzare ormai da più di 3 anni funziona“. Un metodo che nasce “da una protesta di piazza” ma che si è presto tramutato “dalla protesta alla proposta” e che punta sull’educazione delle nuove generazioni. “Non bisogna vivere eternamente nell’emergenza -commenta Brugnone- o questa non si supererà mai, ma bisogna progettare il futuro” e per questo nell’associazione sono convinti che “bisogna guardare agli effetti che si vogliono avere fra 10 anni ed incominciare a creare le basi per raggiungere quelle mete”.

5/09/2011
Marco Corso redazione@varesenews.it

Unità d’Italia: sindaci a confronto a VareseNews in festa

settembre 4, 2011

4 settembre 2011, Schiranna – Festa del giornale online Varesenews.
Alle 18.15 inizia l’incontro sull’Unità d’Italia “Questa sconosciuta”. Presenti Attilio Fontana (Lega Nord), sindaco della città di Varese, Edoardo Guenzani (Partito Democratico), sindaco della città di Gallarate, e Luciano Porro (Partito Democratico), sindaco di Saronno. Assente Gian Luigi Farioli (Popolo della Libertà), sindaco di Busto Arsizio.

Il clima è comico, d’altronde doveva essere Aldo Cazzullo il moderatore. Anche lui assente, ma degnamente sostituito avendo mandato (rigorosamente via mail, trattandosi della festa di un giornale on line) le domande. Di seguito un sunto delle risposte date dai sindaci che affrontano lo spinoso problema dell’unità d’Italia nelle sue intricate sfaccettature in un vivo dibattito sul senso dell’Inno di Mameli e del tricolore.

FONTANA
Esordio da ovazione: «Se non si conosce la seconda strofa dell’Inno d’Italia non si può rappresentare la Repubblica» (parlando di Napolitano).

PORRO
L’esaltazione del qualunquismo: «Con questa legge elettorale i cittadini non possono nemmeno scegliere i propri rappresentanti in parlamento – (sembra non aver centrato l’argomento, ma poi si riprende ndr) – d’altronde finché qualcuno ci si pulisce il culo con la bandiera…»

Il tema s’incentra sull’unità che trasuda dai tifosi quando gioca la Nazionale di calcio

GUENZANI
«Non ho mai votato per Berlusconi, ma sono contento da milanista quando vince. E anche quando perde, perché Berlusconi è triste».

FONTANA
Anche lui milanista, spalleggiando il “compagno” sindaco che dichiarava di sostenere in campionati internazionali qualsiasi squadra italiana
«Io anche quando l’inter perde in europa sono contento».

L’ultima domanda è quasi passionale: vi chiedete mai chi ve l’ha fatto fare di intraprendere la carriera politica?

FONTANA
«La passione e la volontà di cambiare le cose, vince ogni dubbio». Stoico!

PORRO
«Me l’hanno detto i miei cittadini. Io ho ricevuto tanto, mi sento fortunato, dovevo ridare indietro. Non sono solo, c’è sempre qualcuno che mi accompagna in questo momento impegnativo». Per acclamazione popolare, speriamo si faccia “accompagnare” dalle persone giuste.

GUENZANI
«Sono sindaco da novanta giorni, non ho avuto nemmeno il tempo di pensarci. Un amico sindaco mi ha scritto: “Non le dico a quale incubo va incontro”. Spero non sia così». Disse il bambino con gli occhi dell’innocenza.

Telejato: una mattina di libertà a Partinico

agosto 21, 2011

Partinico. Una telefonata a Pino Maniaci e già era pronto ad attenderci davanti al municipio: camicia e cravatta, un uniforme per il giornalista numero uno dell’emittente televisiva Telejato. Nemmeno il tempo di scendere dalla macchina per un saluto che subito il lavoro chiama. Le mattinate sono frenetiche per una redazione di un telegiornale che deve andare in onda alle 14.15 e che, nel circondario, sembra più richiesta della Rai. I tre telefoni suonano in continuazione nel distribuire, richiedere e fornire notizie, mentre fra un microfono e un consigliere intervistato Pino ci affianca, o meglio ci lascia sotto la guida, di una ragazza che si definisce timida, ma che si scopre essere una leonessa con la telecamera in mano: Letizia Maniaci. Eh sì, perché Telejato è una così detta televisione comunitaria, a conduzione a familiare.

Finito di registrare, viene il momento di rielaborare. E’ tutto così veloce che nemmeno ci si rende conto degli innumerevolipassaggi e dettagli che stanno dietro ad ogni singolo secondo di un telegiornale di una televisione davvero libera. E’ qui che faccio ingresso in via Crispi, 33: all’ingresso c’è un cartello che dice “in ferie”, ma “non siamo noi” mi dice Pino. Telejato è al piano superiore, un affitto, insieme con le altre spese, pagato con i pochi introiti della poca pubblicità che una televisione comunitaria per legge può fare. Un tripudio alla cultura della legalità la sede in cui entriamo: tantissime le immagine dedicate a Pino, la sua famiglia e i tanti eroi del nostro Paese. “Non aspettatevi mediaset” ci dice prima di entrare Letizia, eppure in quell’appartamento c’era tutto quello che serve per far funzionare una tv: non solo le attrezzature, ma l’amore e il sudore di chi ci mette passione.

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Succede in Sicilia: 15 incendi per un’intimidazione

agosto 13, 2011

Vizzini (CT) - Succede in Sicilia. Sei in vacanza e nemmeno te ne accorgi, perché è normale. 15 incendi la notte scorsa utilizzati per impegnare vigili del fuoco, squadre antincendio, guardie forestali, per poi arrivare all’obiettivo: la macchina del Comandante Vito Berto del Corpo Forestale.

Succede in Sicilia che la mattina ti alzi immerso nelle colline catanesi, col sole battente su una campagna che odora di pace, e nemmeno te ne accorgi che in una notte, intorno a te, un “ignoto gruppo criminale” ha voluto lasciare un messaggio intimidatorio e, per farlo, ha dato fuoco a circa 20 ettari di aree boschive.

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La cricca di Gallarate: una storia dolce-amara

luglio 31, 2011

Fonte: www.vulcanostatale.it

Ricostruzione delle vicende legate al processo Lolita, che vede accusati di concussione e truffa l’ex-capo dell’ufficio tecnico del comune di Gallarate Luigi Bossi, la compagna e architetto Federica Motta e l’ex-presidente dell’Ordine degli architetti Riccardo Papa: la “cricca gallaratese”.

Oscillanti e tintinnanti. E’ così che l’immaginario collettivo vede le manette quando si muovono appese alla cintura di un poliziotto o di un carabiniere. Hanno un sapore amaro le manette: un sapore aspro per chi se le vede scattare ai polsi, dolce per la società che vede in quel momento l’inizio di un riscatto di giustizia. Non doveva vederla così l’allora capo dell’ufficio tecnico all’urbanistica del comune di Gallarate Luigi Bossi quando gli toccò assaporare quell’amaro in bocca insieme alla sua compagna: l’architetto Federica Motta. Era il 26 maggio del 2008 e l’accusa era concussione per aver imposto ad imprenditori e costruttori, che volevano vedere le proprie pratiche approvate dall’ufficio urbanistica, di far apporre la firma della Motta.

Nemmeno per la città di Gallarate ed i suoi rappresentanti in comune e nell’ordine degli architetti deve essere stato dolce quel sapore di manette. Pochi giorni dopo Bossi e la Motta vengono sospesi dall’ordine su decisione del Presidente Riccardo Papa. Uno scatto d’orgoglio? Forse una moralità d’intenti che vuole essere dimostrata? Niente di tutto questo. Papa ci tiene a precisare che la sospensione non è un atto politico, ma è semplicemente motivata dall’impossibilità di esercitare la professione mentre si soggiorna in carcere: un atto dovuto. Qualsiasi fosse la motivazione non riuscì comunque a dolcificargli abbastanza il palato, ci pensarono le manette scattate ai polsi di Riccardo Papa il 9 ottobre successivo a rendere di nuovo amara questa storia. Il Presidente dell’ordine degli architetti venne sospettato di aver favorito proprio alcuni appalti e progetti firmati dalla Motta, spingendo alcuni imprenditori a dare lavoro alla donna. Un pizzico di pepe lo aggiunge la posizione che Papa ricopriva qualeconsulente per la redazione del Pgt di Gallarate e che vede la sua firma legata a quella della Motta sul progetto di apertura del centro commerciale «Expert»: truffa e falso ideologico per aver firmato certificazioni che diminuivano la superficie calpestabile del centro commerciale, determinando una quantificazione al ribasso degli oneri dovuti al comune l’accusa della Procura di Busto Arsizio. Continua a leggere…

Legalitàlia 2011

luglio 29, 2011

Ammazzateci Tutti a Lonate Pozzolo: Sentenza Bad Boys

luglio 26, 2011

Massimo Brugnone, coordinatore della regione Lombardia del movimento antimafie “Ammazzateci Tutti” legge e commenta la sentenza “Bad Boys” introducendo lo spettacolo teatrale di Giulio Cavalli “Nomi, cognomi e infami”

Amministrative 2011

maggio 15, 2011

“Non è mica facile non andare a votare. Soprattutto non è bello farlo così a cuor leggero, addirittura farsene un vanto. C’è dentro il disagio di non appartenere più a niente, di essere diventati totalmente impotenti. C’è dentro il dolore di essere diventati così poveri di ideali, senza più uno slancio un sogno, una proposta, una fede. E’ come una specie di resa.

Ma al di là di chi vota e di chi non vota, al di là dell’intervento, al di là del fare o non fare politica. L’importante sarebbe continuare a essere politici. Perché in ogni parola, in ogni gesto, in qualsiasi azione normale, in qualsiasi momento della nostra vita, ognuno di noi ha la possibilità di esprimere il suo pensiero di uomo, ma soprattutto di uomo che vuol vivere con gli uomini.

E questo non è un diritto: è un dovere.”

G. Gaber


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